la commissione europea istituisce i prezzi minimi allimportazione del lamierino magnetico per trasformatori

La Commissione Europea istituisce i prezzi minimi all’importazione del lamierino magnetico per trasformatori

Marini (ANIE Energia): “Un regime di prezzi minimi amministrati che penalizza fortemente l’industria dei trasformatori elettrici. Sconfortante la mancanza di attenzione delle istituzioni”

Il 29 ottobre 2015 la Commissione Europea ha emanato il Regolamento n. 1953/2015 che istituisce un dazio antidumping definitivo alle importazioni di lamierini magnetici a grani orientati (GOES) originari da Cina, Giappone, Corea, Russia e USA. Tali misure prevedono l’istituzione di prezzi minimi all’importazione; nel caso di importazioni a prezzi inferiori rispetto al prezzo minimi, si applica un dazio antidumping che, al massimo, può portare il prezzo finale al raggiungimento del suddetto prezzo minimo.

Le Istituzioni Italiane, così come per il precedente Regolamento n. 763/2015 che istituiva misure provvisorie, hanno espresso parere favorevole all’emanazione del nuovo Regolamento, ignorando di fatto le richieste dell’industria dei trasformatori elettrici che risulta fortemente penalizzata dall’introduzione di tale disciplina. In particolare in Italia non esistono insediamenti industriali per la produzione di GOES; la linea produttiva di Terni della Società ThyssenKrupp è stata chiusa nel 2005.

L’Italia, secondo le statistiche dell’ISTAT, importa più di 100 mila tonnellate di GOES all’anno mentre, prima della chiusura della linea produttiva di Terni del 2005, ne importava meno della metà. Dal 2014, anche a seguito dell’emanazione del Regolamento n. 548/2014, che ha introdotto un quadro per l’elaborazione di specifiche per la progettazione ecocompatibile dei trasformatori elettrici utilizzati nelle reti di trasmissione e distribuzione, è iniziata una crescita vertiginosa dei prezzi del GOES. Prima della chiusura di Terni la quotazione di GOES era inferiore a 1.500 €/ton, e successivamente è salita rapidamente ad oltre 3.000 €/ton nel 2008 per poi ridiscendere negli anni 2012-2013 sotto i 1.500 €/ton.

I costruttori europei di GOES, nonostante il prezzo sia risalito mediamente dall’inizio del 2014 di oltre il 50%, sostengono che il margine di profitto registrato dalla risalita dei prezzi sia stato solo dell’1,1% nel periodo gennaio-maggio 2015. Questo margine di profitto così modesto è quantomeno discutibile alla luce di quanto ipotizzato nel primo Regolamento contenente le misure provvisorie dove la Commissione Europea aveva prefigurato uno scenario con impatti di aumenti di prezzo del GOES notevolmente inferiori al 30%, sostenendo che i produttori di GOES europei avrebbero potuto avvalersi di tali aumenti di prezzo associandoli a maggiori economie di scala.

L’azione promossa dai costruttori di GOES dell’Unione Europea è stata rivolta nei confronti degli unici cinque Paesi al mondo (Cina, Corea, Giappone, Russia e USA), oltre a quelli dell’UE, in cui si produce il GOES. Pertanto l’industria europea è costretta ad approvvigionarsi o dai produttori europei, o dai produttori di questi cinque Paesi. Per queste ragioni il prezzo minimo all’importazione diventa di fatto un prezzo minimo “amministrato”.

Il Regolamento rimarrà in vigore per cinque anni, e verosimilmente nessun produttore extra UE esporterà a prezzi inferiori al prezzo minimo all’importazione trattenendo maggiori margini di profitto piuttosto che lasciarli alla gabella europea. E’ quindi facilmente ipotizzabile uno scenario in cui non ci sarà comunque per i prossimi anni la riscossione di dazi antidumping sull’importazione di tali prodotti e quindi anche lo Stato Italiano non ne avrà vantaggi economici.

Inoltre i provvedimenti dell’Unione Europea hanno di fatto congelato la concorrenza sul mercato. Non ci sono all’orizzonte realizzazioni di insediamenti industriali in Italia ed in Europa per la produzione di GOES.

I prezzi minimi all’importazione da tutti i produttori mondiali di GOES mettono a rischio la competitività dell’industria europea e, quindi anche di quella italiana, dei costruttori di trasformatori, in quanto i costruttori di trasformatori extra europei potranno approvvigionarsi di GOES per le ragioni sopra menzionate a prezzi inferiori rispetto a quelli praticati nell’UE, penalizzando i costruttori europei di trasformatori sia sul mercato UE, che sui mercati mondiali. Esiste quindi un elevato rischio di delocalizzazione degli insediamenti produttivi dei trasformatori al di fuori del territorio dell’UE che trascinerebbe anche il relativo indotto industriale.

L’industria europea dei trasformatori ha centinaia di stabilimenti con circa 30 mila addetti, contro le poche unità produttive del GOES con i suoi 2.500 addetti complessivi. In Italia operano più di 50 Società, compreso l’indotto, solo nella costruzione di trasformatori di media e grande potenza, con un fatturato di oltre 1,2 MLD € e circa 8.000 addetti diretti e indiretti. A queste cifre vanno aggiunte anche le numerose altre aziende che operano nella costruzione di trasformatori di piccola potenza.

“È sconfortante constatare la mancanza della necessaria attenzione delle Istituzioni nazionali nei confronti di un comparto industriale così rilevante – ha dichiarato Matteo Marini, Presidente di ANIE Energia. – È necessario un cambio di indirizzo sostanziale e una focalizzazione ai problemi reali del nostro Paese portando in Europa le istanze che riguardano prima di tutto la nostra economia ed il nostro tessuto sociale”.

 

ANIE Energia, con 220 aziende associate e oltre 18.000 dipendenti rappresenta i comparti della produzione, trasmissione, distribuzione e utilizzo di energia elettrica. Il fatturato 2014 del comparto ammonta a 6,7 miliardi di euro, mentre l’export si aggira intorno ai 4,4 miliardi di euro

ANIE Confindustria, con oltre 1.200 aziende associate e circa 410.000 occupati, rappresenta il settore più strategico e avanzato tra i comparti industriali italiani, con un fatturato aggregato di 55 miliardi di euro (di cui 30 miliardi di esportazioni). Le aziende aderenti ad ANIE Confindustria investono in Ricerca e Sviluppo il 4% del fatturato, rappresentando più del 30% dell’intero investimento in R&S effettuato dal settore privato in Italia.