Chip avanzati: gli Stati Uniti chiedono il blocco dell’export verso la Cina
Il settore dei semiconduttori si trova al centro di una nuova escalation della tensione tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Un gruppo di legislatori statunitensi ha infatti inviato una lettera formale ai Dipartimenti di Stato e Commercio chiedendo un drastico inasprimento delle restrizioni sull’esportazione di macchinari utilizzati per la produzione di waferverso la Repubblica Popolare Cinese. La proposta prevede il blocco totale della vendita di attrezzature per la fabbricazione di chip che non possano essere prodotte internamente in Cina, con l’obiettivo dichiarato di preservare il vantaggio tecnologico degli Stati Uniti in un settore considerato strategico per la sicurezza nazionale e l’economia globale.
Secondo l’analisi dei parlamentari, le restrizioni vigenti si concentrano su specifiche entità cinesi senza introdurre limitazioni su base nazionale. Questo approccio mirato, secondo i legislatori, lascia scoperti i cosiddetti “chokepoint tools”, ovvero le tecnologie critiche sper le quali non esistono alternative facilmente replicabili e che continuano a raggiungere il territorio cinese attraverso canali non completamente monitorati. Una volta che i macchinari entrano in territorio cinese, gli ispettori statunitensi necessitano dell’approvazione delle autorità locali per effettuare le visite di controllo che, quando autorizzate, si svolgono sotto stretta supervisione cinese, limitandone l’efficacia. In questo contesto, la Cina può sviluppare tecnologie di processo utilizzando strumenti di fabbricazione avanzati e applicare tecniche di reverse engineering ai macchinari importati per replicarli internamente.
La proposta dei parlamentari non si limita al blocco delle vendite. Il documento esorta l’amministrazione statunitense a esercitare pressioni diplomatiche sui Paesi alleati affinché adottino analoghe politiche di controllo sulle esportazioni, con l’obiettivo di creare un fronte coordinato che impedisca alla Cina di aggirare le restrizioni americane attraverso fornitori europei o asiatici. La lettera suggerisce inoltre di stabilire scadenze chiare e ragionevoli per gli alleati, dopo le quali gli Stati Uniti dovrebbero essere pronti ad agire unilateralmente per colmare eventuali lacune, anche proibendo l’uso di componenti di origine statunitense nella produzione di strumenti critici destinati al mercato cinese.
La richiesta formale dei legislatori prevede un briefing, entro il mese di marzo, sulla strategia dell’amministrazione per ottenere la cooperazione degli alleati nell’adozione dei controlli nazionali sui macchinari e i componenti critici per la produzione di semiconduttori, insieme a una tempistica precisa per il raggiungimento di questo obiettivo. L’iniziativa si presenta come bipartisan, segnalando un raro allineamento politico su una questione che entrambi gli schieramenti considerano cruciale per la competitività tecnologica ed economica statunitense nel lungo periodo.
Fonte: Tom’s Hardware