Supply chain dei semiconduttori: i possibili effetti di un’interruzione della produzione a Taiwan
Una possibile interruzione della fornitura di semiconduttori provenienti da Taiwan provocherebbe un crollo del Pil mondiale di circa 10.000 miliardi di dollari: è quanto afferma uno studio pubblicato dalla Semiconductor Industry Association (SIA). In questo scenario verrebbe registrata una contrazione dell’economia statunitense superiore al 10% e del 16% per la Cina, nel caso in cui non assumesse il controllo della produzione taiwanese di chip. Anche l’Europa subirebbe impatti molto significativi.
Secondo SIA, oltre il 90% dei semiconduttori più avanzati, utilizzati nelle applicazioni tecnologiche più sofisticate e nei sistemi di intelligenza artificiale, viene oggi prodotto a Taiwan; anche per i chip meno avanzati la quota produttiva dell’isola supera il 50%. La produzione globale di semiconduttori risulta quindi fortemente concentrata in un’unica area geografica.
Il contesto geopolitico rappresenta però un elemento di forte rischio: la Cina considera Taiwan parte del proprio territorio e ha dichiarato l’obiettivo di riunificare l’isola. In uno scenario in cui Pechino decidesse di imporre un blocco attorno a Taiwan, le fabbriche locali – fortemente integrate nelle catene di fornitura globali – potrebbero non essere più in grado di importare materiali o esportare prodotti finiti. In caso di blocco prolungato, e con un eventuale intervento degli Stati Uniti a sostegno di Taipei, la situazione potrebbe generare una crisi economica a livello internazionale.
Il caso evidenzia come la concentrazione geografica della produzione di chip e le tensioni geopolitiche possano rappresentare un fattore di forte rischio per l’economia globale e per le catene di approvvigionamento dei semiconduttori.
Fonte: Corriere della sera