Investimenti tecnologici cinesi in Europa: controlli più stringenti ma accesso ancora possibile
Negli ultimi anni l’Unione Europea ha rafforzato i controlli sugli investimenti esteri nei settori tecnologici sensibili, in particolare per quanto riguarda le operazioni provenienti dalla Cina. La misura è stata introdotta dopo una fase, nel corso degli anni 2010, caratterizzata da numerose acquisizioni di imprese europee ad alta tecnologia, che hanno consentito agli investitori di accedere a proprietà intellettuale, competenze industriali e posizioni rilevanti nelle catene di fornitura.
In risposta a queste dinamiche, diversi Stati membri hanno introdotto o rafforzato sistemi di screening degli investimenti diretti esteri, bloccando o annullando alcune operazioni in ambiti tecnologici considerati strategici, tra cui quello dei semiconduttori. Parallelamente, l’Unione Europea ha aggiornato il proprio quadro normativo, prevedendo, tra l’altro, l’introduzione di meccanismi di screening obbligatori in tutti gli Stati membri e l’estensione dei controlli in settori strategici quali semiconduttori, intelligenza artificiale, infrastrutture digitali, materie prime critiche ed energia.
Nonostante questo rafforzamento normativo, gli investimenti stanno progressivamente assumendo forme diverse. In particolare, si registra un maggiore ricorso ai cosiddetti investimenti “greenfield”, che consistono nella realizzazione di nuovi stabilimenti produttivi in Europa piuttosto che nell’acquisizione di imprese già esistenti. Questo tipo di operazione può comportare diverse criticità, come il limitato valore aggiunto locale degli impianti.
Nel complesso, gli investimenti cinesi in Europa hanno registrato una forte riduzione rispetto ai livelli raggiunti nel decennio scorso, negli ultimi anni mostrano però segnali di ripresa: nel 2024 gli investimenti nell’UE e nel Regno Unito hanno raggiunto circa 10 miliardi di dollari. Una quota significativa di tali investimenti si concentra nei settori automotive e delle batterie.
La distribuzione geografica degli investimenti sta inoltre cambiando, con una crescente concentrazione in alcuni Paesi europei caratterizzati da regimi di controllo percepiti come più permissivi. Questa dinamica può consentire agli investitori di accedere al mercato unico europeo anche in presenza di misure commerciali restrittive. Parallelamente, l’Unione Europea sta sviluppando ulteriori strumenti di politica industriale per rafforzare la produzione nelle filiere strategiche e promuovere la localizzazione di parti delle catene del valore all’interno del mercato europeo.
Fonte: Centre for European Reform