Elio, l’altro stop con il blocco di Hormuz: fermo il 30% degli scambi, così rincarano chip e sanità
“La produzione di elio adatto alle fabbriche di microchip avviene quasi solo negli Stati Uniti e in Qatar, ma adesso quest’ultimo ha invocato «forza maggiore» per non dover pagare penali ai clienti e ha fermato del tutto la produzione nel suo impianto di Ras Laffan. È successo due settimane fa. Esperti del settore come Phil Kornbluth di Helium Consulting avvertono che, se il blocco continuasse per un’altra settimana, dopo servirebbero mesi per riportare alla normalità la produzione, la logistica e le forniture.
“Il rischio imminente non riguarda un improvviso infarto delle filiere, perché gran parte delle aziende in questo settore dispongono di scorte e riciclano parte dell’elio. Tsmc, con il suo ruolo vitale, non rischia di dover chiudere i cancelli. Il tempo tuttavia sta giocando, ogni giorno, contro l’intera filiera e a favore di un aumento dei prezzi di smartphone, computer, domotica, automobili e per una revisione degli equilibri finanziari dell’intelligenza artificiale.”
“Il prezzo dell’elio è sicuramente già aumentato molto. […] Molti dei produttori si riforniscono con contratti a lungo termine, non sulla base dei listini di giornata come accade nel petrolio. Ma più dura lo stallo, più su di loro aumenta la pressione. E in questi anni la domanda di semiconduttori corre ben oltre il ritmo di crescita della capacità produttiva. Per questo gruppi come Tsmc potrebbero concentrarsi sui chip più remunerativi – quelli dell’intelligenza artificiale – lasciando indietro l’elettronica di consumo e l’auto. “
Fonte: Corriere della Sera