Economia circolare: primato italiano a rischio tra dipendenza dalle materie prime e calo degli investimenti

29 Maggio 2026

L’VIII Rapporto sull’Economia Circolare conferma la leadership dell’Italia nel riciclo e nell’efficienza delle risorse, ma evidenzia crescenti vulnerabilità legate alle importazioni e alla riduzione degli investimenti nel settore.

L’Italia si conferma leader europeo nell’economia circolare, ma resta una delle principali economie dell’UE più dipendenti dalle importazioni di materie prime. È quanto emerge dall’VIII Rapporto sull’Economia Circolare in Italia 2026, presentato a Roma dal Circular Economy Network, dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da ENEA.

Nel 2025 il 46,6% delle materie prime trasformate nel Paese proveniva dall’estero, contro una media europea del 22,4%. Una dipendenza che espone il sistema produttivo agli effetti delle tensioni geopolitiche, delle restrizioni commerciali e della volatilità dei prezzi delle materie prime critiche.

Anche i costi continuano a crescere: la spesa per l’importazione di materiali ha sfiorato i 600 miliardi di euro, con un incremento del 23,3% rispetto al 2021. Particolarmente rilevante il peso dei metalli strategici, il cui valore rappresenta ormai circa il 40% delle importazioni nazionali.

In questo contesto, l’Unione Europea sta lavorando al futuro Circular Economy Act, atteso entro il 2026, per rafforzare il mercato delle materie prime seconde e ridurre la dipendenza dall’estero. Tra le priorità indicate figurano l’aumento della durabilità dei prodotti, il potenziamento del riciclo delle materie critiche e il sostegno alle attività di riuso e riparazione.

Il Rapporto evidenzia inoltre la crescente competizione internazionale per l’approvvigionamento di risorse strategiche come litio, cobalto, nichel, grafite e terre rare. Un tema che coinvolge anche altre materie essenziali, come il fosforo e il magnesio, per le quali l’Europa presenta elevati livelli di dipendenza da Paesi terzi.

Nonostante queste criticità, l’Italia mantiene risultati di eccellenza. Nel 2024 il tasso di utilizzo circolare di materia ha raggiunto il 21,6%, il valore più alto in Europa, a fronte di una media UE del 12,2%. Il Paese guida inoltre il riciclo complessivo dei rifiuti con un tasso dell’85,6% e si conferma tra le economie più efficienti nell’uso delle risorse, generando 4,7 euro di PIL per ogni chilogrammo di materia consumata. Anche il riciclo degli imballaggi resta ai vertici europei con il 76,7%.

Accanto a questi risultati emerge però una criticità significativa: il rallentamento degli investimenti. Tra il 2019 e il 2023 gli investimenti privati nelle attività di riciclo, riuso, riparazione e noleggio sono scesi da 13,1 a 10,2 miliardi di euro, mentre procede lentamente anche la spesa dei progetti PNRR dedicati all’economia circolare.

Secondo il Rapporto, per consolidare la competitività del sistema industriale italiano sarà necessario integrare in modo strutturale la circolarità nelle politiche industriali, favorendo investimenti, innovazione e strumenti normativi capaci di rafforzare la resilienza delle filiere produttive.Inizio modulo