Efficienza energetica: il terziario prende il testimone dopo il Superbonus
L’industria consolida la crescita grazie a Transizione 5.0, mentre incertezza normativa e burocrazia continuano a rallentare investimenti e obiettivi di decarbonizzazione.
Con il progressivo esaurimento dell’effetto Superbonus, il 2025 segna una nuova fase per l’efficienza energetica in Italia. Secondo l’analisi dell’Energy&Strategy della POLIMI School of Management, gli investimenti complessivi si sono mantenuti stabili tra 53 e 62 miliardi di euro, ma con una composizione profondamente diversa rispetto agli anni precedenti.
Il comparto residenziale registra una forte contrazione, passando da 33-36 a 24-27 miliardi di euro, mentre il terziario si conferma il principale motore della riqualificazione energetica, raggiungendo 25-29 miliardi di euro. Cresce anche l’industria, che arriva a 2,5-3,2 miliardi grazie al contributo del Piano Transizione 5.0, mentre la pubblica amministrazione mostra una lieve flessione.
Lo studio evidenzia come l’Italia disponga di numerosi strumenti di incentivazione, ma anche di criticità persistenti: frequenti modifiche normative, complessità burocratiche e ritardi amministrativi riducono l’efficacia delle misure. Per accelerare la transizione energetica saranno quindi indispensabili regole più semplici, stabili e prevedibili.
Le prospettive al 2030 dipenderanno in larga misura da questo fattore. In uno scenario coerente con gli obiettivi europei, il mercato potrebbe raggiungere un valore compreso tra 90 e 105 miliardi di euro, con una crescita media annua dell’11%. In assenza di interventi correttivi, invece, gli investimenti si fermerebbero tra 64 e 75 miliardi, ben al di sotto dei target UE.
Pur collocandosi al quinto posto in Europa per efficienza energetica, con un’intensità energetica inferiore del 16% alla media UE, l’Italia continua a scontare una dinamica di miglioramento più lenta rispetto ad altri Paesi. Secondo Federico Frattini, vicedirettore di Energy&Strategy, il problema non risiede nella disponibilità di tecnologie o competenze, ma nella scarsa prevedibilità del quadro normativo, che limita la capacità di pianificare investimenti di medio-lungo periodo.
Nel settore industriale cresce il ruolo delle ESCo (Energy Service Company), sempre più coinvolte in progetti di efficientamento energetico. Fotovoltaico, cogenerazione, pompe di calore e interventi sui processi produttivi rappresentano le principali aree di investimento, mentre aumenta la richiesta di partner capaci di integrare progettazione, monitoraggio e gestione dei consumi. Restano però ostacoli significativi, tra cui l’incertezza normativa, la limitata consapevolezza dei benefici economici dell’efficienza energetica e tempi di ritorno degli investimenti ancora percepiti come troppo lunghi.
Importanti opportunità emergono anche dal patrimonio edilizio commerciale e pubblico. La riqualificazione degli edifici commerciali più energivori richiederebbe oltre 17 miliardi di euro, ma consentirebbe risparmi energetici e ambientali significativi. Analogamente, scuole e ospedali presentano ampi margini di miglioramento, con investimenti stimati tra 6 e 7,5 miliardi di euro per il solo patrimonio scolastico e benefici economici annuali superiori a un miliardo di euro.
Nel frattempo, l’elevata domanda di interventi è confermata dall’esaurimento delle risorse disponibili per la misura del PNRR dedicata alla riqualificazione energetica dell’edilizia residenziale pubblica, segnale di un mercato che continua a mostrare interesse e potenzialità, ma che necessita di maggiore stabilità per esprimere pienamente il proprio valore.