CONGIUNTURA FLASH CSC – Rincarano petrolio e gas, frenando l’economia italiana: il terzo trimestre parte in salita
Economia in stallo: petrolio in calo, ma inflazione alta e salgono i tassi; si ferma il turismo
- Rincarano petrolio e gas, frenando l’economia italiana: il terzo trimestre parte in salita
- Prezzi delle materie prime energetiche di nuovo in salita, mentre il dollaro si sta apprezzando
- Inflazione: anche se temporanea, pesa sulla crescita
- Rallentano gli investimenti, per i consumi una frenata in vista, export ancora in calo
- L’industria decelera, mentre i servizi si sono stabilizzati in Italia
- Nell’Eurozona rimbalzo dei servizi, USA in rallentamento, Cina trainata dall’export
Inizia male il terzo trimestre. La guerra in Iran è riesplosa a luglio e l’incertezza sui prossimi sviluppi è massima: ne ha risentito subito il prezzo del petrolio. Dopo aver già frenato il PIL italiano nel secondo trimestre, gli impatti della guerra si allungano ora anche sul terzo. L’inflazione resterà alta per un po’ e il canale del credito si sta irrigidendo. L’industria perde colpi dopo mesi di shock, gli investimenti frenano. I servizi si stabilizzano, grazie al rapido recupero del turismo estero, ma non crescono.
Prezzi di petrolio e gas in salita. La nuova escalation militare tra USA e Iran ha causato una caduta dei transiti di navi per lo Stretto (32% a metà luglio). Il prezzo del Brent, perciò, ha ripreso a salire (91 dollari al barile il 21/7), dopo una significativa discesa a giugno (a 72 dollari): di nuovo ben sopra i livelli di febbraio (69 dollari in media), sebbene sotto il picco di maggio (104 dollari). Anche il prezzo del gas, che non è mai sceso vicino ai livelli di febbraio (33 euro/Mwh in media), ha virato nuovamente al rialzo (60 euro).
Dollaro apprezzato. Il dollaro, con la guerra nel Golfo, torna a essere visto come “valuta rifugio” (anche perché il petrolio è quotato in dollari): la domanda di valute sta andando in una direzione opposta a quella presa a seguito dei dazi nel 2025, quando i timori sull’economia USA portarono a una svalutazione consistente del dollaro che ora si sta, invece, rafforzando: 1,14 dollari per euro nella prima metà di luglio, da 1,18 in media a febbraio (pari a -3,4%). Ciò favorisce l’export dei paesi euro.
Rallentano gli investimenti. Nonostante l’aumento finora moderato dei tassi (3,67% a maggio, da 3,33% a febbraio), i prestiti alle imprese accelerano (+3,5% annuo); però, sono alimentati dalla domanda di liquidità per le bollette energetiche, meno per investimenti. A maggio si è fermata la crescita della produzione di beni strumentali e nel secondo trimestre sono calate le previsioni di spesa in investimenti.
L’industria decelera. A maggio la produzione industriale è diminuita (-0,3%), per la caduta dei beni intermedi (-0,8%) e di consumo (-0,5%), mentre la crescita degli energetici (+4,6%) ha attutito la flessione; la variazione acquisita nel secondo trimestre resta positiva. A giugno il PMI manifatturiero è sceso, mantenendosi espansivo (52,2 da 52,9): calano le pressioni sui prezzi, ma inizia a scemare la domanda dettata dall’accumulazione di scorte in un contesto molto incerto.
Export ancora in calo. A maggio l’export di beni diminuisce di -0,4% a prezzi costanti (-2,6% in aprile); nei primi cinque mesi resta comunque in crescita, a un ritmo inferiore alla media di lungo periodo. Molto eterogenee le dinamiche geografiche e settoriali: in aumento le vendite verso Svizzera e Cina, sostenute da metalli e farmaci; forte accelerazione verso il Mercosur (+21,2% tendenziale) nel primo mese di applicazione dell’Accordo, grazie ai macchinari, oltre ai farmaci; in calo verso Turchia, Spagna, USA.
Per approfondimenti si rimanda alla Congiuntura Flash di luglio 2026