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ANIE Confindustria: dopo il PNRR dare continuità agli investimenti

21 Settembre 2026

Otto imprese ANIE su dieci temono gli effetti della fine del Piano. La sfida è trasformare ciò che il Piano ha messo in moto in una capacità duratura di investire e innovare.

Milano, 21 settembre 2026 – Dare continuità agli investimenti oltre il PNRR e trasformare l’esperienza degli ultimi anni in condizioni stabili per sostenere la crescita. È questa la sfida al centro dell’Assemblea Pubblica 2026 di ANIE Confindustria, dal titolo “Quale crescita dopo il PNRR?”, che ha riunito a Milano rappresentanti dell’industria, dell’economia e delle istituzioni.

Ad aprire i lavori, moderati da Nicola Porro, Vicedirettore de il Giornale, è stato, in collegamento, il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini, seguito dalla relazione del Presidente di Federazione ANIE Vincenzo de Martino. Benedetta Brioschi, Partner di TEHA Group, ha quindi presentato lo Studio “L’eredità del PNRR: impatti e prospettive per i settori ANIE”, realizzato da TEHA Group e ANIE.

Il confronto su crescita e nuovi equilibri globali ha visto la partecipazione di Domenico Siniscalco, Presidente della Fondazione Luigi Einaudi, e Marco Simoni, Direttore dell’Istituto Affari Internazionali. Agli interventi conclusivi hanno partecipato Alessandro Morelli, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia, Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, in collegamento, e Ignazio La Russa, Presidente del Senato della Repubblica.

 «Il PNRR ha rappresentato una stagione straordinaria di investimenti e ha accelerato processi che non possono fermarsi con la conclusione del Piano. L’esperienza degli ultimi anni ha mostrato che, quando la domanda viene accompagnata da una prospettiva chiara e da condizioni favorevoli, il sistema industriale è in grado di reagire e crescere. Ora dobbiamo proseguire su questa strada, evitando che venga meno la domanda generata dagli interventi del Piano» – ha dichiarato Vincenzo de Martino, Presidente di Federazione ANIE

Il PNRR ha sostenuto crescita e capacità di investimento

Il PNRR ha rappresentato il principale sostegno agli investimenti pubblici in Italia dal secondo dopoguerra. Con circa 194 miliardi di euro assegnati, l’Italia è il primo beneficiario del Next Generation EU. Senza il contributo del Piano l’economia italiana sarebbe entrata in recessione già nel 2024.

Il peso dei settori abilitati dalle tecnologie ANIE

Energia, Building, Industria e Infrastrutture rappresentano le quattro filiere strategiche abilitate dalle tecnologie elettrotecniche ed elettroniche, generando complessivamente 930 miliardi di euro di fatturato aggregato. Il loro peso emerge anche dalla distribuzione delle risorse del Piano: i quattro settori abilitati dal Sistema ANIE hanno beneficiato del 22% dei progetti e del 63% del valore dei finanziamenti. Di queste risorse, il 49% è destinato a infrastrutture e trasporti, il 33% all’edilizia, il 10% all’energia e l’8% all’industria.

 La capacità di crescita dei settori ANIE trova riscontro anche dai dati più recenti. Nel 2025 il fatturato settoriale ha superato i 118 miliardi di euro; nel primo semestre 2026 è cresciuto su base tendenziale del 9%, contro il +3% della manifattura. Sui mercati esteri, le esportazioni hanno registrato incrementi superiori al 10% in Nord America, Medio Oriente e Nord Africa, confermando una progressiva diversificazione rispetto alla tradizionale concentrazione sul mercato europeo.

 «L’Italia non deve soltanto utilizzare tecnologia. Deve continuare a progettarla e a produrla, rafforzando le filiere strategiche e la collaborazione tra imprese, ricerca e università», ha sottolineato de Martino.

 Le imprese: il PNRR ha inciso, ora preoccupa la discontinuità

La survey realizzata da ANIE Confindustria e TEHA ha coinvolto circa 200 aziende associate, rappresentative del 35% del fatturato attribuibile ai settori industriali di ANIE. Otto imprese su dieci hanno partecipato a progetti o gare collegati al PNRR; tra queste, il 60% ha preso parte a più di cinque iniziative e il 61% ha partecipato come fornitore o subfornitore.

L’impatto sul business è stato significativo: per il 54% delle imprese i progetti e le gare legati al PNRR hanno generato oltre il 10% del fatturato 2024-2025; per il 32% la quota ha superato il 20%. Più limitato è stato l’accesso diretto alle risorse: circa il 20% degli associati ha ricevuto fondi PNRR destinati agli investimenti e, per circa otto beneficiari su dieci, le risorse hanno consentito di incrementare investimenti già previsti o di avviarne di nuovi.

Tra le imprese beneficiarie, il 69% ha investito in sostenibilità ed efficienza energetica, il 53% ha aumentato il personale, il 52% ha sviluppato nuove competenze. Ma è il post-PNRR a generare incertezza: il 79% degli associati si dichiara molto o abbastanza preoccupato per gli effetti della conclusione del Piano sugli investimenti e sulla crescita economica del Paese in assenza di ulteriori politiche e programmi di sostegno.

Dall’esperienza del PNRR emergono anche le criticità che le imprese chiedono che non si ripetano. Per il 52% degli associati ANIE l’eccesso di burocrazia è stato il principale elemento di complessità nella partecipazione a progetti e gare, seguito dalla carenza di personale qualificato (32%) e dai tempi di autorizzazione (31%). Dati che riportano al centro il tema della capacità di attuazione, oltre a quello delle risorse.

Guardando alla prossima politica industriale, le indicazioni delle imprese sono nette: transizione energetica (50%) e potenziamento delle infrastrutture tecnologiche (48%) sono le priorità più indicate, seguite dalla semplificazione normativa (38%). Ricerca e innovazione e digitalizzazione delle infrastrutture rappresentano entrambe il 29% delle risposte, mentre il 28% indica l’attrazione di investimenti industriali.

 Dai risultati del PNRR alle condizioni per la crescita

I dati dello Studio delineano così il punto di partenza del dopo PNRR e indicano le condizioni su cui costruire la fase successiva. La sfida è trasformare l’eredità del Piano in una capacità duratura di sostenere investimenti e crescita nel medio e lungo periodo. Lo Studio individua tre domande per il dopo PNRR: su cosa investire, con quali risorse e attraverso quale modello di governance. Su queste evidenze si innesta la posizione industriale di ANIE Confindustria.

Sul primo punto, la direzione indicata è quella di continuare a investire nella transizione energetica e nelle infrastrutture tecnologiche e digitali, senza perdere di vista produttività e competenze. Tra i risultati richiamati dallo Studio, la diffusione della fibra è cresciuta del 32%, il risparmio di energia primaria del 66% e i chilometri di rete ferroviaria ad alta velocità del 25%. Restano però divari da colmare: sul fronte della produttività, dal 1995 l’Italia ha registrato una crescita del 6%, contro il +39% della media UE27.

La transizione energetica, per ANIE Confindustria, è insieme una sfida ambientale e un fattore di competitività. Reti più moderne, elettrificazione, efficienza, accumuli e flessibilità devono accompagnarsi a un rafforzamento delle infrastrutture tecnologiche e digitali. Allo stesso tempo, automazione, digitalizzazione, dati, intelligenza artificiale ed elettronica sono leve decisive per aumentare la produttività e la capacità competitiva delle imprese.

Anche il mercato deve sostenere questa trasformazione. Qualità, sicurezza, affidabilità, efficienza e interoperabilità devono pesare nelle scelte di acquisto, rafforzando le filiere europee e consentendo alle imprese di competere in condizioni eque. Centrale resta il capitale umano: formazione tecnica, ITS, università, ricerca e formazione continua sono indispensabili per accompagnare l’adozione delle nuove tecnologie.

Sul fronte delle risorse, il post-PNRR richiederà un maggiore coinvolgimento dei capitali privati: secondo le stime richiamate da TEHA, il 78% del fabbisogno europeo per la transizione verde e digitale nei prossimi anni dovrà provenire dal settore privato. Perché questi investimenti si attivino, servono però condizioni stabili e una prospettiva di lungo periodo.

È qui che programmazione, semplificazione e coerenza diventano le condizioni abilitanti della crescita. Il 60% degli associati indica nella programmazione pluriennale delle risorse l’elemento dell’esperienza PNRR da mantenere nelle future politiche di investimento pubblico; il 49% chiede maggiore velocità di attuazione e la stessa quota indica la definizione di obiettivi e traguardi misurabili. Per ANIE Confindustria, programmazione significa dare continuità agli strumenti e visibilità alle imprese; semplificazione significa ridurre la complessità amministrativa e rendere i tempi compatibili con i cicli industriali; coerenza significa fare in modo che gli indirizzi nazionali trovino applicazione nelle norme attuative e nelle decisioni sul territorio.

 «Il dopo non può essere un ritorno al prima», ha concluso de Martino. Tre sono le priorità essenziali per la Federazione: dare prospettiva agli investimenti, creare le condizioni perché le aziende possano crescere sostenute dalle competenze necessarie e fare della tecnologia una leva fondamentale della competitività.