CONGIUNTURA FLASH CSC – Italia, il 2026 sorprende al rialzo ma la crescita rallenta a fine anno

23 Settembre 2026

Italia, il 2026 sorprende al rialzo ma la crescita rallenta a fine anno

  • Previsioni sull’anno rialzate rispetto ad aprile grazie ai due buoni primi trimestri dell’anno
  • Secondo trimestre sopra le attese grazie a frenata della domanda di petrolio, basso trasferimento degli aumenti energetici agli altri beni, coda del PNRR
  • Petrolio e gas più cari, inflazione in aumento, rialzo dei tassi freneranno gli ultimi mesi dell’anno.
  • Cresce il turismo estero, mentre l’industria tiene e l’occupazione ferma.
  • L’export resta in espansione, per gli investimenti indicatori ancora positivi, ma sui consumi segnali contrastanti.
  • Nell’Eurozona: industria in calo, USA in rallentamento, mentre la Cina è sostenuta dall’export.

 

Il persistere della quasi completa chiusura di Hormuz tiene alto il prezzo del petrolio e quello del gas, ai livelli più alti da fine 2022. L’inflazione è in aumento e le banche centrali stanno alzando i tassi per arginarla. Questo rallenterà consumi e investimenti, anche in Italia. Finisce nel terzo trimestre la spinta del PNRR.

La crescita del PIL in Italia nel 2026 è stata rivista al rialzo dai previsori (a +0,8%) rispetto ad aprile (+0,5%), grazie ai primi due trimestri positivi. Vari i motivi: l’inatteso calo della domanda mondiale di petrolio che ha allungato i tempi della scarsità; il minor trasferimento dei rincari ai beni non energetici; il traino del PNRR alle battute conclusive.

Petrolio più caro. A causa del proseguire del conflitto nel Golfo, la situazione nel mercato petrolifero rimane tesa: la quota dei transiti di navi attraverso lo Stretto di Hormuz a settembre è bassa (13% del normale) e gran parte del greggio dell’area non può essere esportato (17,4 su 20,0 mbg). Perciò, il prezzo del Brent è alto (a settembre 101 dollari al barile, con un picco di 109) e volatile, dato che i mercati reagiscono a ogni notizia che riguarda gli impianti nel Golfo.

Rincara anche il gas. Il prezzo del gas in Europa a settembre è salito al massimo da fine 2022: 77 euro/mwh (33 a febbraio). Rimane più moderato rispetto ai valori anomali del 2022, ma a causa della guerra nel Golfo è di nuovo molto più alto dei livelli “normali” (14 euro nel 2019).

Inflazione in aumento. Ad agosto l’inflazione italiana ha toccato il massimo dell’anno (+3,3% annuo, da +1,0% a inizio 2026). È spinta al rialzo dai prezzi degli energetici al consumo (soprattutto i carburanti), che viaggiano al +17,1% (da -6,2%). L’indice al netto di energia e alimentari resta stabile finora (+1,8%), ma vari beni potrebbero incorporare nei prossimi mesi i maggiori costi (di trasporto).

Rialzo dei tassi. A settembre la BCE ha alzato i tassi di un quarto di punto (al 2,50%), dopo la prima mossa a giugno, temendo che l’inflazione nell’Eurozona resti a lungo sopra il +2,0%. I mercati si attendono ulteriori rialzi BCE, tra fine anno e il prossimo (in totale +1,25 punti). Anche la FED ha iniziato a rialzare i tassi questo mese (a 3,75-4,00%), dopo una stabilità che durava da gennaio.

L’industria tiene. A luglio la produzione industriale è aumentata (+0,7%), trainata dai beni di consumo (+2,1%). La variazione acquisita per il 2026 evidenzia eterogeneità tra settori: auto in recupero (+8,8%), crescono gli altri mezzi di trasporto e i computer-elettronica; in calo mobili, tessile-abbigliamento-pelli, chimica. Il PMI di agosto, però, scende sotto la soglia neutrale (49,6).

Investimenti: indicatori ancora positivi. Nel secondo trimestre 2026 gli investimenti sono cresciuti ancora (+0,3%), sostenuti dal PNRR che ha contribuito all’aumento di quelli in fabbricati non residenziali (+7,4%). Le indicazioni restano positive per il terzo trimestre (ad agosto è migliorata la fiducia delle imprese di beni strumentali e di costruzioni), ma la fine del Piano peserà nel quarto.

Occupazione ferma. Negli ultimi mesi la crescita dell’occupazione si è arrestata: da aprile il numero degli occupati è rimasto pressoché invariato (+7mila fino a luglio), mentre è aumentato il numero delle persone in cerca di lavoro (+72mila). Se nei prossimi mesi l’occupazione resterà ancora stabile, questa dinamica potrebbe tradursi in un aumento significativo del tasso di disoccupazione.

L’export resta in espansione. A luglio le vendite sono cresciute di +1,4% sulla media del secondo trimestre (a prezzi correnti). È il risultato di un aumento di quelle extra-UE (+4,6%), che ha più che controbilanciato il calo di quelle intra-UE (-1,6%). Tra le destinazioni, spicca la forte espansione verso Svizzera (+39,6% su luglio 2025), Cina (+27,6%) e Africa Settentrionale (+32,2%).

Eurozona: industria in calo. A luglio la produzione industriale cresce in Spagna (+0,6%), mentre cala molto in Germania (-1,5%), meno in Francia. Ad agosto, il PMI sale in Germania ai massimi (54,3), torna in area espansiva in Francia (51,1), scende appena sotto la soglia in Spagna. Nei servizi si arresta il rimbalzo, seguito alla flessione post-guerra: solo la Spagna resta espansiva (57,8).

Per approfondimenti si rimanda alla Congiuntura Flash di settembre 2026

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