Hormuz stringe la filiera dei chip e scopre il punto più fragile dell’industria globale

9 Aprile 2026

Le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno causando un forte calo dei flussi energetici globali, con riduzioni fino all’80% del traffico di greggio e prodotti raffinati, mettendo sotto pressione la continuità operativa dell’industria dei semiconduttori.

In Asia, la dipendenza energetica rappresenta un fattore critico: la Corea del Sud importa circa il 70% del greggio dal Medio Oriente, mentre Taiwan copre il 95% del fabbisogno energetico tramite importazioni, con un ruolo rilevante del gas naturale. In questo contesto, eventuali interruzioni dei flussi possono generare carenze energetiche e impatti diretti sulla produzione.

Parallelamente, emerge la vulnerabilità legata alle materie prime utilizzate nei processi produttivi dei semiconduttori: il Qatar copre circa un terzo della produzione globale di elio, impiegato nelle fasi di litografia e raffreddamento, mentre una quota significativa della produzione di zolfo, necessario per l’acido solforico ultrapuro utilizzato nella lavorazione dei wafer, proviene da Paesi dell’area del Golfo.

Il blocco dello Stretto di Hormuz evidenzia una vulnerabilità strutturale della filiera dei semiconduttori, legata alla concentrazione geografica delle forniture energetiche e di materie prime critiche. La dipendenza da flussi che attraversano un unico snodo logistico espone direttamente la produzione di chip al rischio di interruzioni, senza alternative immediate o facilmente sostituibili.

Fonte: Industria Italiana

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