Industrial Accelerator Act: prosegue il confronto europeo sulle tecnologie strategiche e sul criterio “Made in EU”
Prosegue l’iter dell’Industrial Accelerator Act (IAA), una delle iniziative legislative con cui l’Unione europea intende rafforzare la competitività industriale per una reindustrializzazione europea in chiave sostenibile la resilienza delle filiere strategiche, tra cui figurano le tecnologie Net Zero, e l’autonomia tecnologica europea. Nel corso degli ultimi mesi il dibattito si è concentrato in particolare sui criteri di origine dei componenti e sulle condizioni di accesso al mercato europeo per i prodotti provenienti da Paesi terzi.
Criterio “Made in EU”
Secondo quanto emerso dai più recenti sviluppi negoziali, il testo di compromesso elaborato in sede di Consiglio introduce una modifica significativa rispetto alla proposta originaria della Commissione europea riguardo al cosiddetto criterio “Made in EU”. Mentre la versione iniziale prevedeva un’equiparazione automatica dei Paesi terzi che avessero concluso determinati accordi commerciali con l’Unione europea, il nuovo approccio prevede un sistema di opt-in, attraverso il quale l’inclusione dei Paesi terzi dovrà essere espressamente autorizzata dall’Unione europea mediante specifici atti di attuazione.
Si tratta di una modifica rilevante, poiché consente di valutare caso per caso l’accesso al mercato europeo sulla base di elementi quali reciprocità, allineamento normativo e interesse strategico dell’industria europea.
Le priorità per ANIE
Pur valutando positivamente l’evoluzione del testo sul criterio di origine, ANIE ha evidenziato la necessità di anticipare l’introduzione dei requisiti relativi alla provenienza europea dei componenti, soprattutto nei comparti in cui esistono già filiere industriali consolidate e competitive a livello europeo.
Particolare attenzione viene inoltre posta all’inclusione tra le tecnologie strategiche di alcune filiere considerate centrali per la transizione energetica e digitale. Tra queste figurano le tecnologie per le reti elettriche, gli inverter e i Power Plant Controller per i sistemi di accumulo energetico. Si tratta di settori nei quali l’industria italiana ed europea dispone di competenze e capacità produttive rilevanti, che potrebbero beneficiare significativamente delle misure previste dal provvedimento.
Investimenti esteri e tutela delle filiere europee
Un altro tema centrale del negoziato riguarda gli investimenti esteri nei settori strategici. Le proposte in discussione prevedono specifiche condizioni in materia di controllo societario, trasferimento di tecnologie, ricerca e sviluppo, occupazione e sviluppo delle catene del valore europee.
In questo contesto, ANIE sottolinea l’importanza di garantire adeguata tutela agli investitori che hanno già sviluppato attività produttive, competenze e occupazione in Europa. L’obiettivo è evitare che le nuove disposizioni scoraggino investimenti già radicati nel territorio europeo e che contribuiscono al rafforzamento delle filiere industriali strategiche.
Le prossime tappe
Le tempistiche attualmente ipotizzate indicano un possibile ingresso in vigore del regolamento nel 2027, mentre l’applicazione di gran parte delle disposizioni potrebbe avvenire successivamente, indicativamente nel 2028.
Inoltre, questo regolamento si inserisce all’interno di un’impalcatura normativa ancora in costruzione e che si intreccia con proposte di regolamenti quali il Cyber Security Act 2 e il Public Procurement Act.
Nel frattempo prosegue l’attività di confronto istituzionale a livello nazionale ed europeo. ANIE ha già contribuito al dibattito attraverso interlocuzioni con le istituzioni italiane ed europee e continua a collaborare con Confindustria nella predisposizione di osservazioni e proposte emendative sul testo di compromesso.
L’Industrial Accelerator Act rappresenta infatti un provvedimento potenzialmente strategico per il futuro dell’industria europea. Le scelte che saranno adottate nei prossimi mesi potranno influenzare in modo significativo la competitività delle imprese, la localizzazione delle filiere produttive e la capacità dell’Europa di sviluppare tecnologie considerate essenziali per la transizione energetica e digitale.