Italia, meno petrolio ma transizione energetica ancora in ritardo

1 Settembre 2026

Nel primo semestre 2026 diminuiscono consumi ed emissioni, mentre crescono domanda elettrica e rinnovabili. La crisi di Hormuz e il lento percorso di decarbonizzazione rendono però più difficile raggiungere gli obiettivi climatici del 2030.

Nel primo semestre del 2026 i consumi petroliferi italiani sono diminuiti di quasi il 4%. Il calo è dovuto soprattutto alla crisi petrolchimica, mentre nei trasporti la riduzione si è fermata all’1,5%, molto meno del 5,5% registrato mediamente nell’Unione europea.

Secondo l’analisi di Enea, nello stesso periodo la domanda di elettricità è aumentata del 2,5%, segnando una delle crescite più elevate dell’ultimo decennio. Per soddisfarla è cresciuto del 4,4% l’impiego di gas nella produzione elettrica.

Le fonti rinnovabili hanno registrato nel complesso un aumento di poco superiore all’1%. Il risultato è stato frenato dalla minore produzione idroelettrica, ma eolico e fotovoltaico sono cresciuti rispettivamente del 16% e del 19%. A maggio hanno coperto insieme il 33% della domanda elettrica, un nuovo massimo storico.

Nonostante la diminuzione dei consumi energetici italiani del 2%, le emissioni di CO₂ sono scese soltanto della stessa percentuale, meno del 3% registrato nell’Unione europea. Questo andamento allontana l’Italia dagli obiettivi PNIEC – Piano nazionale integrato per l’energia e il clima: per raggiungere il traguardo fissato per il 2030, le emissioni dovrebbero ora diminuire mediamente di circa il 6% ogni anno.

La crisi dello Stretto di Hormuz ha provocato forti rincari. Nel semestre il prezzo del greggio è aumentato del 27%, con un balzo del 50% tra marzo e giugno. In Italia il gasolio è rincarato del 23% tra marzo e maggio, mentre sono saliti anche i prezzi di gas ed elettricità.

La crescita della domanda elettrica e il maggiore utilizzo del gas hanno reso più lento e costoso anche il riempimento degli stoccaggi in vista dell’inverno. A fine luglio il livello europeo dovrebbe superare di poco il 55%, rispetto al 70% dell’anno precedente; in Italia è previsto intorno al 75%, contro l’80% del luglio 2025.

Il quadro complessivo della transizione energetica resta quindi debole. L’indice Ispred di Enea, che valuta sicurezza energetica, prezzi e decarbonizzazione, è diminuito del 25%. Pesano il ritardo nella riduzione delle emissioni, l’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi e le difficoltà dell’industria ad alta intensità energetica.

Gli effetti economici iniziano a essere evidenti: la produzione industriale europea continua a diminuire, soprattutto in Germania, mentre tra marzo e aprile l’Italia ha speso oltre 3 miliardi di euro in più rispetto allo stesso periodo del 2025 per le importazioni nette di energia.