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La Disciplina del Subappalto all’attenzione della Corte di Giustizia

Il Subappalto torna al centro dell’attenzione, questa volta è il TAR Lombardia a chiedere chiarimenti circa la compatibilità comunitaria del limite previsto nel Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 50/2016)

Il TAR Lombardia, facendo seguito a quanto affermato nella propria sentenza del 5 gennaio scorso (Sent. n.28/2018), ha formalizzato alla Corte di Giustizia (con ordinanza 148/2018) le proprie perplessità circa il limite al subappalto previsto nel nuovo Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 50/2016).

Si ricorda che il nuovo Codice prevede un limite al subappalto del 30% riferito all’importo complessivo del contratto che, anche secondo il parere dei Giudici lombardi, sembra in contrasto con i principi ispiratori delle direttive del 2014 (2014/24/UE, 2014/25/UE, 2014/23/UE) recepite nel nostro ordinamento dal D.Lgs. 50/2016.
Il TAR Lombardia segnala infatti che: “La previsione di un limite generale del 30% per il subappalto, con riferimento all’importo complessivo del contratto, sia per il contratto di lavori, sia per quello di servizi e forniture, impedendo agli operatori economici di subappaltare a terzi una parte cospicua delle opere (70%), può rendere più difficoltoso l’accesso delle imprese, in particolar modo di quelle di piccole e medie dimensioni, agli appalti pubblici, così ostacolando l’esercizio della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi e precludendo, peraltro, agli stessi acquirenti pubblici l’opportunità di ricevere offerte più numerose e diversificate”.

Si attendono dunque risposte da parte della Corte di Giustizia che, nonostante abbia già chiarito il sostanziale favor dell’unione europea circa il libero ricorso al subappalto, dovrà pronunciarsi nei confronti dell’ordinanza emessa dal TAR Lombardia.

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