Supply chain dei componenti elettronici: possibili ritardi e aumento dei costi a causa del conflitto in Iran
Il conflitto in Iran sta generando significative criticità nella supply chain globale, con possibili ripercussioni anche sull’approvvigionamento di componenti elettronici. La guerra ha infatti determinato l’interruzione del traffico nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi del commercio internazionale, causando rallentamenti nelle rotte commerciali che attraversano il Medio Oriente.
Attraverso queste rotte transitano numerose merci provenienti dall’Asia e destinate ai mercati mondiali, tra cui una quota rilevante di semiconduttori e batterie, che potrebbero subire ritardi nelle consegne. Lungo gli stessi corridoi logistici viaggiano, inoltre, materiali e componenti fondamentali per diversi settori industriali: gli operatori evidenziano come anche interruzioni circoscritte del traffico commerciale possano generare effetti a catena sull’intera supply chain globale.
L’instabilità nella regione sta inoltre influenzando altre rotte strategiche come il Mar Rosso e il Canale di Suez: alcune compagnie di navigazione stanno deviando le navi attorno al Capo di Buona Speranza, con un allungamento dei tempi di trasporto stimato tra 10 e 14 giorni e un incremento significativo dei costi operativi.
Anche il trasporto aereo cargo sta registrando limitazioni a causa della chiusura dello spazio aereo e di diversi aeroporti in alcuni Paesi della regione, tra cui Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrain, Kuwait, Iraq e Iran. Sebbene il trasporto aereo rappresenti meno dell’1% del volume globale delle merci movimentate, esso riguarda spesso beni ad alto valore, come i prodotti elettronici, che costituiscono una quota significativa del valore complessivo del commercio mondiale.
Parallelamente alle criticità logistiche, le tensioni geopolitiche stanno influenzando anche i mercati finanziari e valutari. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha contribuito all’aumento dei prezzi del petrolio e a una maggiore avversione al rischio da parte degli investitori. In Asia il mercato azionario coreano (KOSPI) ha registrato una forte correzione dopo il rally dei mesi precedenti, con vendite concentrate soprattutto sui titoli legati ai semiconduttori, penalizzati dalle preoccupazioni per i costi energetici e per possibili interruzioni della catena di approvvigionamento. Allo stesso tempo il dollaro statunitense si è rafforzato rispetto a diverse valute asiatiche, mentre alcuni asset tradizionalmente considerati “beni rifugio”, come yen giapponese, franco svizzero e oro, non hanno mostrato un comportamento difensivo, risentendo dei timori inflazionistici legati al rialzo dei prezzi energetici.
La riduzione della capacità di trasporto, unita all’aumento della domanda e all’introduzione di sovrapprezzi legati al rischio causato dal conflitto, sta già determinando un incremento dei costi. In questo contesto, il prolungarsi delle limitazioni alle rotte commerciali e della chiusura degli aeroporti potrebbe tradursi in ulteriori ritardi nelle consegne di componenti elettronici e semiconduttori, con possibili effetti sui tempi di approvvigionamento e sulla disponibilità dei materiali lungo l’intera supply chain globale.
Fonti: VINnews, La mia finanza